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In questa pagina sono stati raccolti alcuni commenti (stralci) critici su Albano Vitturi, variamente pubblicati da critici d'arte, giornalisti, pittori, autorevoli professori d'arte, ecc. Si tratta di una minima parte delle innumerevoli pubblicazioni che hanno raccontato l'artista veronese e la sua pittura dalla sua riscoperta ad oggi. Potrai comunque anche tu lasciarci un tuo commento critico sul blog che sarà sempre apprezzato e, se particolarmente apprezzato dal Comitato, pubblicato in questa pagina.

 

....Ma la riscoperta e la giusta valorizzazione di Albano Vitturi, iniziata nel 1986, non è dovuta ad una improvvisa attenzione di un mercato sempre più intraprendente. E' stato invece il passionale e paziente lavoro svolto da Francesca Varotto, proprietaria della Galleria Prisma, a dare un'immagine completa di questo grande talento. Ne è uscita una rappresentazione che dona almeno in parte ciò che i contemporanei di Vitturi gli avevano misconosciuto.

"Sono entrata nel suo universo - dice Francesca Varotto -  fin nelle pieghe più riposte. Con il gentile permesso di Silvana e Ugo Vitturi, nipoti del pittore, e con l'aiuto del prof. Francesco Butturini, ho letto, consultato, analizzato la sua biblioteca, i suoi innumerevoli foglietti di carta, i suoi diari, insomma tutto ciò che poteva essere utile per capire la sua figura, la sua intimità, le sue sensazioni. E' stata una esperienza lunga e molto impegnativa che mi ha dato moltissimo, ma soprattutto ha creato una possibile lettura della produzione dell'artista e una giusta ed obiettiva considerazione del suo effettivo valore". Un uomo colto, quindi, pittore professionista dalla coscienza artistica raffinata che "ha sempre accompagnato la sua pittura con premesse e commenti critico-meditativi". Fin dai suoi primi schizzi "è lecito intravedere i legami iniziali dell'arte sua (...) e sono legami di valenza europea". La sua arte è uno spazio che "si risolve completamente negli oggetti ripercorsi, come rintracciati nella coscienza, grazie ad una primitiva carica di indagine conoscitiva che si estende nel lirismo finale dell'opera"...

Alessandro Ceradini

da "Verona In" febbraio-marzo 1991

 

...si libera ai vincoli che lo collegano ad altri compagni di strada e si distende ormai in maniera più organica e unitaria. Nascono, oltre alle opere già citate, nature morte di fragrante lucidità, esterni di cortile dagli ampi muri cotti dal sole e dalla luce, le cui tipologie derivano da un interessante intreccio tra brividi modernisti e nuovi ritmi plastici, capaci di caratterizzare la "scuola" veronese all'interno del panorama italiano...

 

Giorgio Cortenova

da "Catalogo A.Mondadori"

 

...Molto resterebbe da dire a proposito dell'opera di Vitturi, ma in qualsiasi opera si entri, si entra nell'infinito. Interessante potrebbe ancora essere una annotazione sull'uso del colore in quest'opera. Si potrà notare la pianificazione dei toni netti, per stacchi fermi e solidi delle note coloristiche, che, per blocchi e al loro più alto diapason di luce, musicano il canto conchiuso, specialmente negli incantevoli paesaggi. Dove i rossi e i verdi scandiscono non solo il ritmo costruttivo dei colori complementari, ma lo stesso ritmo delle passioni umane...

 

Dino Formaggio

da "Catalogo A.Mondadori"

 

...in una lettera dal fronte del 9 maggio 1918, "Ricordo con commozione", dice il pittore, "certi brani plastici di qualche futurista, erano uomini quelli? Eran cose? Che importa? Era tormento, l'angoscia che travolge a volte e contrae spasmodicamente la nostra anima". Sono le stesse parole di comprensione per il Futurismo che in un'altra parte del mondo, a Ferrara, scrive Filippo de Pisis in un articolo letterario quando il pittore era ancora in bilico tra pittura e poesia scritta...

...aveva trovato una dirittura nel suo pensiero che in quel momento assumeva un valore ben preciso in uno stile che significava apertura di orizzonti, un nuovo accordo che caratterizzava in quel tempo a Verona l'indirizzo più intelligente della pittura. Vitturi propone solidità, peso, misura nei suoi quadri; tre determinazioni che formano la legatura interna della sua opera e la distingue...

 

Guido Perocco

da "Catalogo A.Mondadori"

 

 

...con una buona serie di dipinti e disegni per molti versi sorprendenti. Innanzitutto questa figura poco nota agli studiosi ha saputo coltivare il proprio linguaggio pittorico in sintonia con le più avanzate ricerche del secolo e sebbene la sua attenzione si sia fatta prendere quasi esclusivamente dal paesaggio, ha tuttavia composto gruppi di figure plasticamente assorte e nature ispirate a Cézanne...

 

Mario Quesada

da "L'Espresso"

 

 

...Un artista segreto e schivo, vulnerabile, riservato - una personalità culturalmente onnivora, testimonianza anche della sua perenne insoddisfazione - le lodi parigine...

..."Sempre - scrive nei suoi diari (115 cartelle stilate fra ottobre del 1917 e il settembre del 1918 probabilmente negli ospedali di Valona e Agirocastro in Albania, durante la grande guerra) - vidi intorno a me il sorriso schermitore che terrifica e che agghiaccia. Divenni scettico sugli uomini. Divenni furibondo nel mio intento. Ma se un viso mi sorrideva benevolo, se una mano mi sorreggeva amica, il mio cuore scoppiava d'amore". Chissà se,  e quali mani aperte, Vitturi ha incontrato nell'arco della sua esistenza! Certo (data la imponente celebrazione che si sta ora attuando) molte di più, dopo la morte...

Vera Meneguzzo

da "L'Arena"

 

 

...Se, negli anni giovanili, Vitturi aveva guardato con interesse Cézanne, si era volto ai "Valori plastici" e al "Realismo magico", lo svolgimento dei suoi temi procede su un binario che ha come oggetto le case, le piazze, i giardini, la gente, i barconi dell'Adige. Dalla nevicata su San Zeno alla spiaggia assolata, dalle donne dei pescatori ai giocatori di biliardo, è il microcosmo di un artista cresciuto...

Liana Bortolon

da "Grazia"

 

 

...di pittore sensibile, attento, informato, ma anche piuttosto introverso e restio a scendere in campo nella mischia della propria città o della propria regione. C'è in lui un tratto di riservatezza che lo rende alieno dai contatti diretti e lo fa più propenso alle esperienze meditate e selezionate da fonti magari più lontane. Non è un artista che cerchi il successo o che ami il chiasso. Ha la consapevolezza dei propri mezzi, possiede una profonda coscienza della propria arte che non gli permette incertezze, deviazioni, concessioni, se non molto raramente. In un momento storico che sembra particolarmente favorevole alla solitudine delle individualità, Vitturi costruisce la sua con fermezza, ma nello stesso tempo con discrezione, quasi volesse di proposito differenziarsi soprattutto da chi si agitava molto...

 

Camillo Semenzato

 

...Anche nell'ambito del "gruppo veronese" Vitturi mantenne una posizione autonoma, anticipandone spesso la ricerca. Come accadde con le opere di ispirazione sacra degli anni Trenta, quando la ricerca sul genere era viva soltanto a Roma. Non mancano suggestioni nordiche...

Franca Barbuggiani

da "Verona Fedele"