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La
presente biografia trae ampi spunti e citazioni dal
Regesto Biografico realizzato dal Prof. Francesco Butturini
nel 1991 e pubblicato su Catalogo monografico dedicato
all'artista Albano Vitturi in occasione della mostra
antologica realizzata con il patrocinio del Comune di
Verona avvenuta nel medesimo anno presso
la Galleria Civica d'Arte Moderna e contemporanea "A.Forti"
di Verona.
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Il grande lavoro di ricerca e di studio realizzato
dal Prof. Butturini e dalla Sig.ra Francesca Varotto
che, per prima, sin dagli inizi degli anni 70, ha cominciato
quest'opera di grande impegno, ci permette oggi di avere
una chiave di lettura delle opere e della vita di Vitturi
e che ci fa oggi di rimeditare su un artista
riservato che non è mai voluto scendere a compromessi
preferendo perseguire tenacemente le proprie idee.
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La
nascita
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Albano Vitturi, figlio di Vittorio
Vitturi, poeta vernacolare, nasce a Verona il
19 dicembre 1888. Primogenito di cinque fratelli
avra' nel fratello Ettore, dedito anch'esso alla pittura,
un compagno per alcune esposizioni in mostre
anche nazionali.
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Il
padre Vittorio Vitturi
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La
madre
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Gli
studi scolastici
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Il ginnasio e gli studi liceali
vengono compiuti presso il Liceo Ginnasio "Scipione
Maffei" di Verona ove conseguira' il diploma di
maturita' classica nel 1908. Durante il ginnasio frequenta
parallelamente la scuola domenicale di Arte Applicata
all'Industria, nei corsi di disegno ornato e disegno
industriale.
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I
primi disegni
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Sono di questi anni (1903-1906)
i primi disegni e piccole tempere documentate ove traspare
un'impostazione tardo-ottocentesca espressione
degli studi a lui contemporanei. In quegli anni realizza altresì
lavori di densa materia cromatica che lo contraddistingueranno
immediatamente e lo renderanno indipendente rispetto
al clima culturale pittorico veronese, quali ad esempio
il Ritratto di Ettore e Ritratto d'infante.
Nonostante tale distacco, entrerà a far parte di un
gruppo di amici, al quale rimarra' sempre legato, formato
dai pittori Angelo Zamboni, Orazio Pigato e Guido Farina
che verrà in seguito definito dalla critica e dalla
stampa il "Gruppo Veronese".
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Il
"Gruppo Veronese": da sinistra Orazio Pigato,
Guido Farina, Angelo Zamboni e Albano Vitturi
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L'Università
e il lavoro
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Nel 1908
presso l'Università di Padova, si iscrive alla Facolta'
di Legge; tuttavia si laureerà solo nel 1927 in quanto
cominciò subito a lavorare, prima come istitutore presso
il Collegio Maschile Provinciale di Verona e in seguito
come impiegato d'ordine presso il Municipio cittadino
da 2 gennaio 1911. Dal 22 novembre del 1922 viene assegnato
all'Ufficio di Direzione del Civico Museo a disposizione
dell'allora direttore prof. Avena, per divenire nel
1924 assistente al museo.
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Gli
appunti
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Sin
da giovanissimo Vitturi aveva l'abitudine di riportare
ogni impressione, sia visiva che di pensiero, su blocchetti
di carta, libriccini, album, foglietti volanti, quaderni
o quant'altro gli potesse permettere di fare annotazioni
in "tempo reale", quasi a voler fotografare
con un tratto di matita o penna ciò che ai suoi occhi
potesse divenire un soggetto artistico da cogliere in
quel preciso istante, fosse esso un paesaggio, una persona,
un animale od altra cosa la cui forma o moto doveva
essere "fermato" dal pittore. Con essi l'artista ci ha
lasciato un'importante testimonianza di un percorso
di vita, artistica e umana, fondata soprattutto
sullo studio approfondito e molto intellettuale della
sua contemporaneita', ove traspare un continuo
desiderio di ricerca e una perenne sete di cultura.
Tra i fogli e foglietti troviamo accenni cromatici,
annotazioni critiche, flash pittorici, qualche polemica
e schizzi fatti a matita o penna, lasciandoci un vero
e proprio diario, talvolta indecifrabile a noi per
l'uso che faceva in esso di parole in codice. Diversi
sono gli album con disegni fatti con acquarelli o inchiostro,
talvolta numerati dall'artista con numeri romani, ma
il cui l'ordine logico risulta ancora poco chiaro a
noi oggi.
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Visita
alla Biennale di Venezia
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Nel
1909 Vitturi visita la Biennale di Venezia e, per la
prima volta, incontra dal vivo i maestri vecchi e
nuovi della pittura. Nel corso della sua visita Vitturi
annoterà le sue impressioni su due minuscoli quadernini
(giunti a noi). In essi troviamo una serie di schizzi
veloci quasi esclusivamente rappresentanti figure umane
od animali che verranno datati dall'artista.
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Annota
tra l'altro impressioni sintetiche e critiche dell'attento
osservatore, sui pittori appena visitati come ad esempio:
De Stefani: "esposizione tipo"; Chicarro:"largo,
robusto, Carlo V (di Tiziano?)"; Zuboga: "quadri
ad olio=disegni stilizzati semplicissimi efficacissimi,
con quei dettagli che danno efficacia"; Renoir:"sfumato
(pastelloso!)"; Klimt:"strano, stilizzato,
indiano, egiziano, cinese"; Casorati: "grigio
forte-semplice"; Innocenti: "vaporoso, caldo",
ecc. fino ad arrivare ai pittori ungheresi che annota
come "antiquati imitatori".
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Il
giovane Vitturi (a destra) in compagnia di un amico
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Gli
innumerevoli libri e riviste d'arte, ma non solo
d'arte, sottolineati, segnati a margine, per dirla in
una parola, "vissuti", rinvenuti nel suo studio
e meticolosamente raccolti, sono testimonianza di una
grande passione per la cultura, accresciuta da "autodidatta" giorno
dopo giorno nel suo studio e custodita
quasi con gelosia. Attraverso la lettura di "Lacerba"
e di "La Voce", viene a contatto con le problematiche
del cubismo e del divisionismo. Sul numero
49, anno III, del 7 dicembre 1911, sottolinea alcuni
passi di un articolo di Henri des Truraux "Intorno
al cubismo" dal quale trae spunto per sviluppare
una sua meditazione che peraltro ci permette di
meglio conoscere la genesi artistica del pittore veneto:
"E prima di tutto considero come benefico ogni
movimento dell'arte, soprattutto se agisce in profondita'.
Anche se e' erroneo [...] i mediocri hanno avuto la
loro funzione e la loro importanza nelle civilizzazioni
gerarchicizzate che ne facevano dei buoni pratici; nella
nostra anarchia, non sono che ingombranti [...].
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Checche'
ne sia, credo che bisogna considerare con simpatia,
a cagion della sua serietà, del disinteresse e della
possibilità di rinnovamento ch'esso può offrire, il
movimento di cui Picasso e Braque sono gli iniziatori".
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La
teoria di Vitturi: toniblocchi e chiazzeblocchi
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Ma
il tema del cubismo Vitturi lo medita e rimedita
anche negli anni Venti, dal quale trarra' spunti essenziali
che influenzeranno sensibilmente la sua pittura di quegli
anni. A. Soffici, parlando di Picasso dira': "procede
non per giustapposizione dei diversi profili dell'oggetto
o delle sue parti ma accompagna l'affermazione del profilo
scelto già intenzionalmente deformato, da indicazioni
complementari (linee, modellature, sfumature) che comiciate
sulla tela devono compiersi nello spirito dello spettatore
suggerndogli l'oggetto nella sua integrità poetica.
Nessun effetto: la luce suddivisa geometricamente
è distribuita pressapoco in ugual misura su tutta la
tela, se non è che il centro della composizione è generalmente
indicato da una graduale diminuzione di macchie geometriche
e una proporzionale intensificazione dei contrasti di
ombra e luce, di toni caldi e freddi".
E Vitturi, nel Diario
di Guerra,
parlerà
di "toniblocchi" e di "chiazzeblocchi",
abbracciando, pur in parte, le teorie cubiste
cercando al contempo di trasferire sulla tela una pittura
quanto più pura possibile, sempre e comunque legata all'armonia
della natura e la sua musicità. Ancora A. Soffici con
il libro Cubismo e Futurismo del 1914 sarà spunto
di ulteriori riflessioni per Vitturi, già ormai maturo
nelle proprie idee sull'arte.
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Le sottolineature sul
libro lasciano intendere quanto sia affascinato dagli
attacchi ai "vecchi pregiudizi accademici"
e l'invito a trovare in Cézanne del 1903 il primo anticipatore
dell'arte moderna e in Picasso e Braque i due grandi
artisti moderni, capaci di portare la pittura "dall'estemporaneità
e disgregazione di quella impressionistica" a una
realizzazione della natura "più complessa, più
soda, più drammatica".
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I
primi olii
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Sono
gli anni della guerra in Albania dove Vitturi combatte
come ufficiale, nel corso della quale soffrirà a lungo
per una mai definita malattia che lo colse al fronte.
Ma sono anche anni cruciali e significativi per la vita del
artista veneto sia come uomo, ma anche e soprattutto
come pittore. Oltre alle sue raccolte di impressioni,
idee critiche, riflessioni, disegni o semplici schizzi sui
suoi inseparabili libriccini o foglietti di carta realizza
i suoi primi olii. Sulle
montagne dell'Alta Albania,
Marcia
sulla neve,
Verso
Valona-Serbi in ritirata,
Imbarco
dei feriti
sono
le prime opere su tela che Vitturi realizza presumibilmente
nel 1916.Altri due olii
si devono attribuire a questi anni: Feriti
e Fuggiaschi.
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Le
cartoline dal fronte
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Tra il 1916 e 1918 si devono datare 56 cartoline
postali, indirizzate ai famigliari, che riportano su
un verso schizzi e disegni eseguiti con tecniche varie,
spedite dal fronte albanese o dalle località in cui
si trovava prima del rientro definitivo.
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Il
diario di guerra
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Queste due ultime opere cui si aggiungono quelle
citate in precedenza, sono sicuramente un ottimo biglietto
da visita dell'artista che, per la prima volta, realizza
olii di grande formato e che rappresentano la concretizzazione
delle "Teorie" sulle quali aveva a
lungo meditato e trascritte sul già citato "Diario
di guerra":
lo spazio, la luce, relazione tra spazio e corpi, il
movimento. Ma nel Diario vengono raccolti anche pensieri
e riflessioni disincantate di un soldato al fronte,
dove ideali e patriottismo vengono così descritti:
"Patriottismo e ipocrisia - Siamo tutti vigliacchi
e ipocriti -Ma ve ne sono di vigliacchissimi e di ipocritissimi- Ero scettico sugli uomini - sono scetticissimo"
o, ancora
"Malgrado tutta la letteratura che
se n'è fatta, non ho ancora visto un esempio di vero
cameratismo. Anche qui, come dappertutto, come sempre,
ognuno fa il suo interesse come le puttane d'Italia"
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Albano
Vitturi (a destra) con il fratello Ettore
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Passato
un breve periodo divisionista testimoniato da
alcune tempere, Vitturi coltiva una simpatia di fondo
per i futuristi, come si evince in una
lettera al padre, poi pubblicata sul Corriere del Mattino
del 9 maggio 1918. In essa l'artista veneto commenta
un articolo pubblicato antecedentemente (il 23 aprile
1918) sullo stesso quotidiano firmato da Romolo
Corona ed Elio Piccioni intitolato "La mostra
d'arte al museo - la partecipazione futurista"
riferentesi alla Prima esposizione d'arte Pro Assistenza
Civica che si teneva presso il Museo Civico della città
dal 7 aprile al 10 maggio 1918. Vitturi scriverà:
"[...]
io non ho avuto la ventura di vedere le opere esposte;
ma dai cenni e da qualche fotografia che mi fece avere
Zamboni mi sono convinto che non è arte futurista nel
vero senso della parola. Dal futurismo ha imparato a
liberarsi da quanto di visto vi era nell'arte - a esprimersi
liberamente, sinceramente. Del resto i critici, se conoscessero
il futurismo, avrebbero imparato ad amarlo - a parte
certe esagerazioni. E dove mancano le esagerazioni?
E' l'indirizzo che ha tentato di svelare il senso del
nostro mondo attuale, di rendere plasticamente il senso
intimo - e non superficiale ed episodico - di quel tormento
che pervade la nostra anima moderna. Ricordo con commozione
certi brani plastici di qualche futurista, erano uomini
quelli? Eran cose? Che importa? Era il tormento, l'angoscia
che travolge a volte e contrae spasmodicamente la nostra
anima. Solo chi ha vissuto certi istanti terribili della
vita può comprenderlo[...]".
Da queste parole
si scopre un Vitturi teso ad abbracciare nell'animo
lo spirito futurista, del quale coglie l'essenza e la
freschezza innovativa del movimento e ne trae lo spunto
per sviluppare proprie teorie, che puntualmente
riporta sul Diario
di guerra e
di cui riportiamo uno stralcio:
Teoria
Un'arte
fatta di impeto primitivo
- di cui
solo i toni e i blocchi plastici siano il fine = da questi deve nascere la
ragione di esistere -
il
sentimento ecc. - in cui le facce i gesti non esistono per ridere piangere ecc.
ma in ragione del movimento plastico -
Non più le
belle forme
Non più i
bei toni
Ma tutto
un cozzo un contrasto
che dia
sensazioni di moto suono
odore
ecc.
Deformazioni - Tralascio di particolari, contorni e
chiaroscuri irreali = Non più soggetto = il soggetto - il titolo sarà solo il
segnale per distinguere un'opera da un'altra - pur dando origine all'opera
stessa
Ma
deformazioni ecc. non mosse da idee
letterarie ma solo dal
senso plastico
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Esposizione
nazionale d'Arte di Vicenza
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Il
22 settembre del 1919 Vitturi viene congedato e ritorna
alla vita civile, dopo aver ritardato il rientro soggiornando
in alcune città dell'Italia meridionale: Napoli sicuramente
ma forse anche Taranto. L'amicizia con Zamboni, Pigato
e Farina facilita il suo reinserimento nella cultura
veronese ufficiale e con essi, nel settembre del 1920, partecipa
all' "Esposizione nazionale d'Arte di Vicenza"
dove il "Gruppo Veronese" riscontra i favori
della critica. Sulle opere di Vitturi (per la precisione
due: Ritratto
di Bepi
e Cortile) "Il Corriere del Mattino"
del 2 settembre 1920 nell'articolo intitolato "L'esposizione
d'arte di Vicenza - Gli artisti veronesi"
siglato G.B.R. si legge: "Il Gruppo Veronese.
La sala del Gruppo Veronese è quella che, unica tra
le altre, si presenta con semplicità, nessun sforzo
di cornici, nessun lusso o montatura esteriore: così
pure anche nei dipinti è tutta una fine armonia di accordi
mai disturbata da chiassate coloristiche banali. Apre
il Gruppo a sinistra entrando Angelo Zamboni [...] chiude
il Gruppo un altro giovane, Albano Vitturi. Nei
due dipinti egli si dimostra un cosciente studioso ed
un profondo analizzatore del vero. Se ancora qualche
squilibrio si può notare, a suo vantaggio segniamo una
seria ricerca dei volumi di forme post-impressionistiche".
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Gli
studi e i viaggi di questi primissimi anni dopo la guerra,
servono a Vitturi per dare più consistenza alle mediazioni
sullo spazio, sulle forme e sui colori come le aveva
fermate nel Diario di Guerra. Il prodotto di questi
due anni sono quadri di aeropittura molto meno
"aerea" di Guido Trentini o dei vasti panorami
di Angelo Zamboni, ma più sodi, più plasticamente e
geomertricamente studiati ed impiantati, dei quali ricordiamo
sette opere dal titolo "Paese" datati 1920 che sembrano
corrispondere in modo felice alle Teorie sui "toniblocchi"
e "chiazzeblocchi". A queste si aggiungono
altre opere dello stesso periodo quali Il temporale,
Vita tranquilla, La vendemmia, Madre e figlia in cortile,
L'anatra. Si tratta di lavori improntati alla ricerca
di valori plastici non impressionisti, frutto degli
studi di Vitturi del periodo, incentrati sui i
libriccini della collana "Valori Plastici"
che, come sempre il pittore veneto commenta a margine
del testo stampato.
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Lettera
a E.Piccoli
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Osservatore
del mondo artistico europeo contemporaneo e attento
frequentatore di conferenze ed avvenimenti culturali,
Vitturi, ormai già ampiamente schierato a favore dei
venti dell'innovazione portati da Cézanne, non resiste
alla tentazione di rispondere con una vivacissima lettera datata
3 agosto 1921 a E. Piccoli il quale, con articolo
"fegatoso" - così lo definisce Vitturi
nella lettera - parlava di Cézanne come un artista che
si tormenta definendolo l'elefante,
il bestione.
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Vitturi
gli replica:
"[...] Lei ha visto la mostra cezanniana a Venezia e ne ha
provato disgusto - a me fa disgusto il suo sfogo. Lei
dice che gli Italiani hanno accettato Cézanne perché
moda parigina. Se Lei avesse capito saprebbe
che è arte italianissima. [...] Lei prosegue: il
pittore confessa di avere delle sensazioni e di non
saper esprimerle.E sa Lei perché non sapeva esprimerle?Perchè aveva buttato all'aria tutto il bagaglio
impressionista
che era divenuto ormai pericoloso, e voleva la forma
laddove gli impressionisti erano andati a finire in
un barbaglio di luce che non significava più nulla.
Voleva attaccarsi alla realtà viva. Voleva, in una parola,
costruire.
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Era una via nuova che tracciava; era
un trarre l'arte dall'abisso in cui stava per precipitare.
Ecco dove sta il valore di Cézanne. Averci data una
coscienza nuova, averci messi di fronte alla natura
con la mente vergine, libera da tutti i pregiudizi.
Del resto si lamentava lui stesso di non saper realizzare
- ne aveva coscienza[...]".
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XXXVII
Biennale Nazionale d'Arte - Verona
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Nel
settembre 1921 partecipa a Verona,
con sei opere (Fontana di ferro, Vita tranquilla,
Temporale, Potatura della vite e opere
del 1916 Sulle montagne dell'Alta Albania e Verso
Valona), alla
Biennale Nazionale d'Arte della Società Belle Arti di
Verona, XXXVII edizione insieme ad artisti quali G. Rossi, O.
Pigato, A. Stringa, P. Semeghini, E. Notte.
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Esposizione
Nazionale d'Arte di Padova e la Mostra d'Arte Italiana
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Nel
1922 Vitturi partecipa con alcune opere, già esposte
nella Biennale Nazionale d'Arte di Verona del 1921,
all'Esposizione Nazionale d'Arte di Padova e poi alla
"Mostra d'Arte Italiana", itinerante nell'America
del Sud. Partecipa inoltre nel 1923 alla Biennale Nazionale d'Arte della Società Belle Arti di
Verona, XXXVIII edizione.
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La
ricerca
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Questo
è un periodo di grande ricerca e produzione per Vitturi.
La tendenza è quella di orientarsi sempre più alla
sintesi spaziale e a una rigorosità e austerità cromatica
con soluzioni plastico-classico che, oltre al movimento
di "Valori Plastici" (ne facevano parte Carrà,
P.Conti, De Chirico, Giannattasio, A. Martini, Morandi,
solo per citarne alcuni), lo avvicinano anche al
gruppo del "Novecento", formatosi nel 1922
a Milano alla Galleria Pesaro attorno a sette artisti:
Bucci, Dudreville, Funi, Oppi, Malerba, Marussig e Sironi. Realizza quadri di figura, oggetti
e nature morte, paesaggi nei quali si scorge che l'occhio
dell'artista è criticamente attento ai vari movimenti
che uniscono i pittori milanesi e romani ma, pur trovando
delle affinità nelle scelte e ugual temperamento, Vitturi
preferirà un cosciente isolamento che che lo caratterizzerà e
del quale egli stesso ne sarà orgoglioso. Sono
di questo periodo olii datati di alto contenuto
artistico nei quali si legge una costante ricerca
di forme e colore, tesa a perseguire le teorie proprie
del pittore su "toniblocchi" e "chiazzebolcchi":
In
giardino
(1922), Coppia in cortile (1922), Lo
sgelo
(1922), La
rosa bianca
(1922) e, per affinità ma non datati, Nudo
di donna
e Nudo
di donna con le calze bianche
sono
solo alcuni di essi. Nello stesso periodo realizza nature
morte notevolissime tra le quali Testa
di cane
(1923) e Natura morta con mele e bottiglie
(1923).
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XIV Biennale di Venezia
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Nel
1924 Vitturi partecipa alla XIV Biennale di Venezia
con l'opera Madre e figlia. Quest'olio riflette
appieno la ricerca del periodo incentrata in soluzioni
plastico-classiche. Tale quadro viene tra l'altro pubblicato
anche nel volume di Ugo Nebbia: La XIV Esposizione
Internazionale d'Arte della Città di Venezia (edito
nello stesso anno) ove l'autore cita Vitturi, insieme
a Pier Angelo Stefani, Adolfo Levier, Angelo Zamboni,
ecc. come i "giovani, i quali tutti a qualcosa
tendono con fede[...]". Nel corso della
Biennale Vitturi, come suo solito, visitando le varie
sale espositive, avrà modo di annotare sui suoi immancabili
tacquini sintetici giudizi sui singoli pittori. Nel
visitare la sala dei "Sei Pittori del '900"
(Bucci, Dudreville, Funi, Malerba, Marussig, Sironi) presentati
da Margherita Sarfatti, Vitturi metterà un
"no" per Dudreville e un "sì" per
Funi. Avrà apprezzamenti per F.Scattola ed in modo particolare il
quadro Povertà serena = San Francesco nel Deserto,
per i francesi Marquet e Vallotton, gli italiani
Borra, Guidi e Potente, mentre non gli piaceranno i
due "Paesaggi" di Semeghini. Per
quanto concerne la produzione artistica, sono di quest'anno
schizzi e disegni acquarellati di studi di posizioni
di figure viste dall'alto.
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Biennale Nazionale d'Arte della Società Belle Arti di
Verona
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Partecipa
nel 1925 alla Biennale Nazionale d'Arte della Società Belle Arti di
Verona, XXXIX edizione, con 6 opere: Cortile, Madre e figlia, Frutta, Lago
di Garda 1°, Lago di Garda 2°, Ricordi di Valgardena.
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Esposizione d'Arte dei Combattenti delle Tre Venezie
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Dal
20 aprile al 10 agosto a Venezia, nel Palazzo Reale,
partecipa all' Esposizione d'Arte dei Combattenti delle Tre Venezie
con tre opere: Il cieco, Natura Morta,
Lo sgelo.
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XV Biennale di Venezia
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Nel
1926 viene nominato socio attivo dell'Accademia Cignaroli.
Lo stesso anno partecipa alla XV Biennale di Venezia
con due olii: Donne e violini e Abitanti
del porto che saranno quadri "fortunati"
per il riscontro avuto da pubblico e critica e che verranno
esposti più volte. A conferma di questo, "La
revue Moderne illustrée des Arts et de la Vie",
a firma di Clément Morro, nel numero di agosto,
parlerà a lungo della Biennale veneziana con un'ampia
citazione su Albano Vitturi. Il 25 novembre a Parigi,
la rivista "Revue de Vrai et du Baeu" a firma
di Tancrede Viale, dedicherà una pagina a Vitturi (condivisa
con Dante Broglio) con la riproduzione dei due quadri
esposti nella Biennale. Nei giorni dell'esposizione
Vitturi avrà modo di studiare da vicino alcuni autori
che si renderanno fondamentali in questi anni di intenso
lavoro, a partire dall'Autoritratto al cavalletto
di Van Gogh che lo porterà a realizzare un proprio
Autoritratto
al cavalletto.
Saranno
oggetto di grande attenzione e studio anche le
opere dei francesi A.Marquet, P.Signac, M. Utrillo,
M.Vlaminck, E. Degas e le litografie H.Matisse.
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IV
Esposizione d'Arte delle Tre Venezie
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Sempre
nel corso dello stesso anno partecipa alla "IV
Esposizione d'Arte delle Tre Venezie" - Salone
della Ragione a Padova con tre lavori: Il ponte alla
stazione-Venezia; Il ponte del Loyd-Venezia
e Natura morta. Esponevano con lui i pittori
veronesi Nurdio e Guido Trentini, A.Zamboni, A.Stringa,
A.Nardi, G.Zancolli, O.Pigato.
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XVII
Esposizione d'arte " dell'Opera Bevilacqua- La
Masa
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Con
"Il Gruppo Veronese" è presente alla "XVII
Esposizione d'arte " dell'Opera Bevilacqua- La
Masa della Cà Pesaro al Lido di Venezia con tre quadri:
Bambola, Riva di Trento 1°, Riva di Trento
2°. La Gazzetta di Venezia, parlando dell'esposizione
e, riferendosi a Vitturi, scriverà: "[...] e Albano
Vitturi con le sue originali e sapienti interpretazioni
del vero"
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Sono
gli anni in cui l'intensa produzione di opere di Vitturi
coincide anche con un'acquisita ed affermata maturità
artistica. Le basi dei lavori di questo periodo
le possiamo cogliere dalle sue solite annotazioni frammentarie
su foglietti volanti, raccolte e riportate sul già sopra
citato Regesto Biografico realizzato dal Prof. Francesco
Butturini e dal quale ne riportiamo in questa pagina,
come già in precedenza, parte del testo: "Architettura
di zone cromatiche, volumi cromatici. Creare l'atmosfera
(il colore e l'arabesco renderanno il soggetto). I segni
forma renderanno plasticamente quello che voglio esprimere.
Vi sarà la sostanza della realtà. Realtà resa sinteticamente
non con il racconto ma con l'architettura cromatica.
Le zone cromatiche creando l'atmosfera, hanno già raccontato
pittoricamente. I segni forma intensificano il significato.
Ne deriva che le zone cromatiche devono essere sintetiche
ed espressive al massimo, atteggiò per se stesse a suscitare
l'emozione violenta che i segni forma renderanno più
efficace. Si otterrà così una realtà più profonda del
quadro data la sobrietà dei mezzi".
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XL
Esposizione d'Arte" Società Belle Arti
- Verona
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Nel
1927 partecipa con 6 opere (Autunno, Meriggio,
Donne e violini, Lago, Neve, Crepuscolo) alla "XL
Esposizione d'Arte" della Società Belle Arti
di Verona; con gli amici del "Gruppo Veronese"
presenta quattro olii alla "V Esposizione d'Arte
delle Venezie": Sole d'inverno, Controluce,
Tramonto e Contadini all'osteria che verrà
pubblicato sul catalogo della personale che Vitturi
terrà nel 1931 alla Galleria del Milione di Milano.
Quest'ultima opera evidenzia un distacco assoluto
dall'impressionismo, segnando piuttosto l'innato
classicismo di Vitturi, concentrato nella ricerca di
una solida e costruita impostazione di spazi, forme
ed equilibri di colore nel quadro.
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Contadini
all'Osteria
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Esposizione Nazionale dell'Arte
- III Esposizione
Sociale - Milano
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Vitturi espone inoltre
a Milano in due importanti appuntamenti artistici: alla
"Esposizione Nazionale dell'Arte" organizzata
presso la Reale Accademia ambrosiana delle Belle Arti con
Sole di marzo e alla "III Esposizione
Sociale" presso la Galleria Bardi di via Brera
con Sottomarina e Via Catena.
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Per
quanto riguarda la produzione, si possono far risalire
a quest'anno i numerosi studi (disegni a
matita e colore, bozzetti, studi preparatori di opere che
verranno realizzati in periodi successivi di contenuto
sacro, quali ad esempio L'ingresso di Cristo in Gerusalemme
di cui l'artista veneto produrrà quattro olii nel
corso di un quindicennio. Si fa risalire alla fine del
1927 l'olio Tre donne in un interno.
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Sono
stati probabilmente realizzati nel 1929
i primi olii dipinti direttamente sulla tavola (ovvero
senza la sua usuale preparazione fatta di bozzetti,
disegni, schemi, ecc.) essendo anche un pittore di "cavalletto",
esattamente come i suoi amici del "Gruppo dei Veronesi".
Ma vasta è anche la produzione di disegni con rappresentazioni
di barche, fari e paesaggi marini in quanto
trascorre le sue vacanze estive prima a Sottomarina
e, negli anni successivi, a Cervia, che diverrà
uno dei luoghi dove l'estro e la fantasia pittorica
dell'artista, troveranno luogo di ispirazione. Come testimonianza
oggi abbiamo un'ampia raccolta di disegni e olii
che, proprio a Cervia sono stati esposti in una mostra
antologica a lui dedicata, organizzata da questo Comitato
e patrocinata dal Comune di Cervia, tenutasi dal 1 al
31 agosto del 2004.
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XLI Esposizione d'Arte
Società Belle Arti di Verona
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E'
di quest'anno il quadro Spiaggia assolata (che
verrà più volte esposto, tra l'altro anche nella Biennale
di Venezia del 1935) a cui si possono aggiungere le
cinque opere esposte alla "XLI Esposizione d'Arte"
della Società Belle Arti di Verona: Campagnola, Pescatori,
L'Adige in piena, Canale a Sottomarina, Ortolani di
Sottomarina. Partecipa inoltre alla Esposizione
d'Arte Triveneta di Padova con quattro olii: Regaste
di San Zeno sotto la neve, Porto di Sottomarina, Montebaldo,
Piazzetta di Castelvecchio, tutti riconducibili
al biennio 1928-1929.
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XX
Esposizione d'arte dell'Opera di Bevilacqua-La Masa
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Anche
quest'anno partecipa con
"Il Gruppo Veronese" alla "XX
Esposizione d'arte dell'Opera di Bevilacqua-La Masa" della Cà Pesaro e,
nella sala dedicata agli "Artisti Veronesi",
espone sei quadri: Spiaggia assolata,
Lavori d'Adige, Meriggio, Alberi, Autunno, Case di Sottomarina.
Proprio
a questa esposizione faranno riferimento diversi articoli
apparsi su alcuni quotidiani e riviste specializzate
dove il "Gruppo dei Veronesi" viene, ben apprezzato.
U. Nebbia su "L'Italia Letteraria" del
18 agosto parlerà del "simpatico Gruppo di Veronesi"
e del loro "brillante oggettivismo in cui sanno
esprimersi in ariose e personali composizioni, in genere
paesaggistiche, quali sono Guido Farina, Albano Vitturi,
Angelo Zamboni, Nalin, Cavaggioni e Kessler".
Anche il "Popolo d'Italia" del 14 e 27 luglio
citerà Farina, Zamboni, Vitturi, Pigato, Kessler definendo i
veronesi, nell'articolo del 27 luglio, "colle
sane caratteristiche di giovani che hanno conquistato
simpatica rinomanza" ricordandoli per "le
vibranti qualità di paesisti e compositori sapienti
e pieni di carattere". Si aggiungono
gli articoli pubblicati su "La Gazzetta di Venezia"
del 10 luglio dove Vitturi viene apprezzato per
"le originali visioni", quello pubblicato
il 18 luglio su "Il Gazzettino", non firmato,
dove i sei quadri esposti vengono così giudicati:"Varii
d'argomento, vi troviamo Verona con il suo Adige, i
ponti, la collina, i cipressi cari alla campagna veronese,
una Spiaggia assolata dove il contrasto tra luce
ed ombra è mitigato dal muoversi di persone e di colori
fondenti il quadro in un'unica simpatica armonia. E
ancora alberi dalla folta massa svolti in una linea
ampia e sicura e prospettive di case". Infine
un commento su "Revue Moderne illustrée des Arts
et de la Vie" (Parigi, 30 ottobre) nel quale dice
di Vitturi che "rappresenta lo spirito moderno,
con la sua sensibilità e fascino complesso del tratto,
della costruzione e dei valori che è la caratteristica
della pittura attuale [...]". L'articolo, continua
la cui lettura integrale ed in francese si rimanda
al Regesto biografico del Prof. Butturini.
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XVII Biennale di Venezia
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Nel
1930, ritorna alla XVII Biennale di Venezia,
dopo aver saltato l'edizione del 1928, con due opere:
Nell'estuario e Lavori d'Adige. Quest'ultimo
verrà pubblicato, come successe già nel 1924 con il
quadro Madre e figlia,
sul catalogo dell'esposizione
internazionale veneziana ("Esposizione
Internazionale d'Arte Venezia" - Milano 1930"), curato da Ugo Nebbia, con un'annotazione dove
si cita Verona e "le positive qualità dei suoi
paesisti sempre personali ed espressivi", tra
i quali, naturalmente, Vitturi. In questi due quadri,
ma anche in molti di quelli prodotti in questo periodo,
si percepisce l'influsso del "luminismo" veneziano,
pur sempre condiviso con le soluzioni plastico-classiche
che sono predominanti nella pittura dell'artista veronese.
In molti quadri del periodo si riscontra una insolita
pienezza di luce che inonda le opere forse per le ricerche che
Vitturi stava facendo su Semeghini, Morandi e Rosai
(di cui ne era un grande estimatore viste le numerose
monografie dedicate a quest'artista rinvenute nello
studio di Vitturi) ma forse anche perchè vuol cogliere
la solarità delle proprie estati dei primi anni Trenta
a Cervia. Sono riconducibili a questo periodo,
come vengono segnalate dal Prof. Butturini sul
Regesto Biografico, quadri quali La casa rossa, Teli
e capanni, Vele alla proda, Barconi alla fonda, La vela
col sole, Sabbia dorata, Partita al faro, Paesaggio,
L'ombrellone, La bancarella, Porto di Cervia, Spiaggia
deserta, Il faro, Il circo al mare, tutte esposte
nel corso dell'esposizione tenutasi a Cervia nell'estate
del 2004.
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Come
sempre, la Biennale veneziana ha un grande risalto sulla
stampa e non mancano le attenzioni da parte della critica
su Vitturi che viene più volte citato: "L'Arena"
con articolo intitolato Colpo d'occhio sulla Biennale
del 6 maggio parlerà di Farina, Zamboni, Pigato e Vitturi
con orgoglio per aver rappresentato la città di Verona,
elogiandone, al contempo, le capacità pittoriche degli
artisti concittadini. Altre citazioni su "L'Italia
Letteraria" del 9 marzo; il "Corriere
della Sera" del 4 maggio; la "Gazzetta
di Venezia" del 4 e 12 maggio.
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XX "Mostra d'Arte"
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Vitturi
partecipa inoltre alla XX "Mostra d'Arte"
dell'Opera Bevilacqua-Masa con 5 opere: Spiaggia,
Monte Baldo, Paesaggio veronese, Isola del Buon Castello,
Tempo di pioggia.
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Mostra d'Arte della Fiera
del Levante
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Pur
non sapendo con quali opere, partecipa nel corso di
quest'anno anche alla "Mostra d'Arte della Fiera
del Levante" a Bari.
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Personale
alla Galleria "Il Milione" - Milano
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Il
"Gruppo Veronese" (Pigato, Zamboni, Farina
e Vitturi) avrà nel mese di aprile del 1931 la
sua definitiva consacrazione ufficiale, non solo come
un gruppo di amici pittori della stessa città bensì
come un gruppo legato da un comune denominatore
artistico - piuttosto che una vera e propria scuola
pittorica - con una mostra personale a quattro presso
la Galleria di Bardi e Ghiringhelli "Il Milione"
di Milano, dove ogni componente del Gruppo presenta
una ventina di quadri. Vitturi presenterà quasi esclusivamente
opere degli anni Venti che di seguito elenchiamo (come risulta da catalogo pieghevole): Contadini
all'osteria, Spiaggia grigia, Pinocchio, Sottomarina,
Piazza Cavour, Il pozzo, Piena d'Adige, Monache in spiaggia,
Colpo di vento, Meriggio, Case sull'Adige, Temporale,
Tempo di pioggia, Rigaste San Zeno sotto la neve, Cortile,
Estuario, Lavori d'Adige, Isola del Buon Castello, Spiaggia
di sera, Monte Castellucco, Mulino a Portole, La baita
bassa, Monte Baldo, L'argine.
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XVIII
Biennale di Venezia
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Nel
1932, invitato alla XVIII Biennale di Venezia
(vedi la lettera d'invito qui a lato),
Vitturi presenta due opere: San Zeno in Monte
e La tacchina. Anche per questa manifestazione
Vitturi non passerà inosservato alla stampa. Diversi
sono gli articoli dedicati alla Biennale e agli artisti
che vi partecipano:"La Tribuna" del
28 aprile, ricorda Vitturi presente nella sala XXI.
"L'Italia Letteraria" del 29 maggio
nell'articolo "Sessant'anni di pittura veneta",
riconosce una maniera "veronese", molto
vicina a quella veneziana, ma con una propria identità,
di cui ne fanno parte J. Ravenna, F. Seibezzi, N. Springolo,
O. Pigato, G. Farina e Vitturi, mentre pittuosto critico
sarà nei confronti G. Trentini.
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XXIII "Mostra d'Arte" dell'Opera Bevilacqua-La
Masa
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Nel
luglio agosto dello stesso anno Vitturi è presente alla
XXIII "Mostra d'Arte" dell'Opera Bevilacqua-La
Masa con Monte Baldo, La Malga bassa,
L'argine sull'Arsenale, Colpo di vento
e Spiaggia.
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Re
Vittorio Emanuele
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"Il Gazzettino", con
articolo del 21 luglio relativo alla mostra, parlando
dei quadri di Vitturi, scrive: "gentilezza non
priva di espressione nei paesaggi". Lo stesso quotidiano
dava notizia, con articolo pubblicato venerdì 11 novembre,
degli acquisti di opere d'arte fatti dal re
Vittorio Emanuele alla mostra sindacale Bevilacqua-La
Masa tra i quali risulta anche "L'argine"
di Vitturi.
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Terza
Mostra d'Arte Triveneta
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Con
il "Gruppo veronese" partecipa alla "Terza
Mostra d'Arte Triveneta" nella Sala della Ragione
a Padova dove presenta due quadri con argomento sacro,
tema fino ad allora mai esposto in pubblico ma
che diventerà predominante d'ora in avanti e per
tutti gli anni Trenta nelle esposizioni più importanti
dell'artista: San Gerolamo e L'anacoreta cui
si aggiunge un classico, L'Adige.
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