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 La presente biografia trae ampi spunti e citazioni dal Regesto Biografico realizzato dal Prof. Francesco Butturini nel 1991 e pubblicato su Catalogo monografico dedicato all'artista Albano Vitturi in occasione della mostra antologica realizzata con il patrocinio del Comune di Verona avvenuta nel medesimo anno presso la Galleria Civica d'Arte Moderna e contemporanea "A.Forti" di Verona.

Il grande lavoro di ricerca e di studio realizzato dal Prof. Butturini e dalla Sig.ra Francesca Varotto che, per prima, sin dagli inizi degli anni 70, ha cominciato quest'opera di grande impegno, ci permette oggi di avere una chiave di lettura delle opere e della vita di Vitturi e che ci fa oggi di rimeditare su un artista riservato che non è mai voluto scendere a compromessi preferendo perseguire tenacemente le proprie idee.

Vitturi e la guerra in Albania (1916-1919)

Vitturi e il futurismo

Vitturi dopo la guerra in Albania (1919-1921)

La ricerca artistica (1922-1923)

Le prime Biennali di Venezia (1924-1926)

La maturità artistica - Le annotazioni di Vitturi e riconoscimenti (1927-1929)

I riconoscimenti delle Biennali veneziane

Il "Gruppo Veronese" alla Galleria "Il Milione" di Milano (1931)

L'Arte Sacra (anni Trenta)

Gli anni dal 1933 al 1935

Gli anni delle nuove meditazioni (dal 1936 al 1939)

La seconda guerra mondiale (dal 1940 al 1945)

La seconda guerra mondiale (dal 1940 al 1945)

Il lento e progressivo tramonto dell'artista (1950-1968)

 

 

 

 

 

 

 La nascita

 

Albano Vitturi, figlio di Vittorio Vitturi, poeta vernacolare,  nasce a Verona il 19 dicembre 1888. Primogenito di cinque fratelli avra' nel fratello Ettore, dedito anch'esso alla pittura, un compagno per alcune esposizioni in mostre anche nazionali.

Il padre Vittorio Vitturi

 La madre

 

 

 

Gli studi scolastici

Il ginnasio e gli studi liceali vengono compiuti presso il Liceo Ginnasio "Scipione Maffei" di Verona ove conseguira' il diploma di maturita' classica nel 1908. Durante il ginnasio frequenta parallelamente la scuola domenicale di Arte Applicata all'Industria, nei corsi di disegno ornato e disegno industriale.

I primi disegni

Sono di questi anni (1903-1906) i primi disegni e piccole tempere documentate ove traspare un'impostazione  tardo-ottocentesca espressione degli studi a lui contemporanei. In quegli anni realizza altresì lavori di densa materia cromatica che lo contraddistingueranno immediatamente e lo renderanno indipendente rispetto al clima culturale pittorico veronese, quali ad esempio il Ritratto di Ettore e Ritratto d'infante. Nonostante tale distacco, entrerà a far parte di un gruppo di amici, al quale rimarra' sempre legato, formato dai pittori Angelo Zamboni, Orazio Pigato e Guido Farina che verrà in seguito definito dalla critica e dalla stampa il "Gruppo Veronese".

Il "Gruppo Veronese": da sinistra Orazio Pigato, Guido Farina, Angelo Zamboni e Albano Vitturi

L'Università e il lavoro

Nel 1908 presso l'Università di Padova, si iscrive alla Facolta' di Legge; tuttavia si laureerà solo nel 1927 in quanto cominciò subito a lavorare, prima come istitutore presso il Collegio Maschile Provinciale di Verona e in seguito come impiegato d'ordine presso il Municipio cittadino da 2 gennaio 1911. Dal 22 novembre del 1922 viene assegnato all'Ufficio di Direzione del Civico Museo a disposizione dell'allora direttore prof. Avena, per divenire nel 1924 assistente al museo.

 


 

 

 Gli appunti

 

Sin da giovanissimo Vitturi aveva l'abitudine di riportare ogni impressione, sia visiva che di pensiero, su blocchetti di carta, libriccini, album, foglietti volanti, quaderni o quant'altro gli potesse permettere di fare annotazioni in "tempo reale", quasi a voler fotografare con un tratto di matita o penna ciò che ai suoi occhi potesse divenire un soggetto artistico da cogliere in quel preciso istante, fosse esso un paesaggio, una persona, un animale od altra cosa la cui forma o moto doveva essere "fermato" dal pittore. Con essi l'artista ci ha lasciato un'importante testimonianza di un percorso di vita, artistica e umana, fondata soprattutto sullo studio approfondito e molto intellettuale della sua contemporaneita', ove traspare un continuo desiderio di ricerca e una perenne sete di cultura. Tra i fogli e foglietti troviamo accenni cromatici, annotazioni critiche, flash pittorici, qualche polemica e schizzi fatti a matita o penna, lasciandoci un vero e proprio diario, talvolta indecifrabile a noi per l'uso che faceva in esso di parole in codice. Diversi sono gli album con disegni fatti con acquarelli o inchiostro, talvolta numerati dall'artista con numeri romani, ma il cui l'ordine logico risulta ancora poco chiaro a noi oggi.

Visita alla Biennale di Venezia

 Nel 1909 Vitturi visita la Biennale di Venezia e, per la prima volta, incontra dal vivo i maestri vecchi e nuovi della pittura. Nel corso della sua visita Vitturi annoterà le sue impressioni su due minuscoli quadernini (giunti a noi). In essi troviamo una serie di schizzi veloci quasi esclusivamente rappresentanti figure umane od animali che verranno datati dall'artista.  

Annota tra l'altro impressioni sintetiche e critiche dell'attento osservatore, sui pittori appena visitati come ad esempio: De Stefani: "esposizione tipo"; Chicarro:"largo, robusto, Carlo V (di Tiziano?)"; Zuboga: "quadri ad olio=disegni stilizzati semplicissimi efficacissimi, con quei dettagli che danno efficacia"; Renoir:"sfumato (pastelloso!)"; Klimt:"strano, stilizzato, indiano, egiziano, cinese"; Casorati: "grigio forte-semplice"; Innocenti: "vaporoso, caldo", ecc. fino ad arrivare ai pittori ungheresi che annota come "antiquati imitatori".

 

Il giovane Vitturi (a destra) in compagnia di un amico

 

 

 

 


 

 

 

Gli innumerevoli libri e riviste d'arte, ma non solo d'arte, sottolineati, segnati a margine, per dirla in una parola, "vissuti", rinvenuti nel suo studio e meticolosamente raccolti, sono testimonianza di una grande passione per la cultura, accresciuta da "autodidatta" giorno dopo giorno nel suo studio e custodita quasi con gelosia. Attraverso la lettura di "Lacerba" e di "La Voce", viene a contatto con le problematiche del cubismo e del divisionismo. Sul numero 49, anno III, del 7 dicembre 1911, sottolinea alcuni passi di un articolo di Henri des Truraux "Intorno al cubismo" dal quale trae spunto per sviluppare una sua meditazione che peraltro ci permette di meglio conoscere la genesi artistica del pittore veneto: "E prima di tutto considero come benefico ogni movimento dell'arte, soprattutto se agisce in profondita'. Anche se e' erroneo [...] i mediocri hanno avuto la loro funzione e la loro importanza nelle civilizzazioni gerarchicizzate che ne facevano dei buoni pratici; nella nostra anarchia, non sono che ingombranti [...].

 

 

Checche' ne sia, credo che bisogna considerare con simpatia, a cagion della sua serietà, del disinteresse e della possibilità di rinnovamento ch'esso può offrire, il movimento di cui Picasso e Braque sono gli iniziatori".

La teoria di Vitturi: toniblocchi e chiazzeblocchi

Ma il tema del cubismo Vitturi lo medita e rimedita anche negli anni Venti, dal quale trarra' spunti essenziali che influenzeranno sensibilmente la sua pittura di quegli anni. A. Soffici, parlando di Picasso dira': "procede non per giustapposizione dei diversi profili dell'oggetto o delle sue parti ma accompagna l'affermazione del profilo scelto già intenzionalmente deformato, da indicazioni complementari (linee, modellature, sfumature) che comiciate sulla tela devono compiersi nello spirito dello spettatore suggerndogli l'oggetto nella sua integrità poetica. Nessun effetto: la luce suddivisa geometricamente è distribuita pressapoco in ugual misura su tutta la tela, se non è che il centro della composizione è generalmente indicato da una graduale diminuzione di macchie geometriche e una proporzionale intensificazione dei contrasti di ombra e luce, di toni caldi e freddi". E Vitturi, nel Diario di Guerra, parlerà di "toniblocchi" e di "chiazzeblocchi", abbracciando, pur in parte, le teorie cubiste cercando al contempo di trasferire sulla tela una pittura quanto più pura possibile, sempre e comunque legata all'armonia della natura e la sua musicità. Ancora A. Soffici con il libro Cubismo e Futurismo del 1914 sarà spunto di ulteriori riflessioni per Vitturi, già ormai maturo nelle proprie idee sull'arte.

Le sottolineature sul libro lasciano intendere quanto sia affascinato dagli attacchi ai "vecchi pregiudizi accademici" e l'invito a trovare in Cézanne del 1903 il primo anticipatore dell'arte moderna e in Picasso e Braque i due grandi artisti moderni, capaci di portare la pittura "dall'estemporaneità e disgregazione di quella impressionistica" a una realizzazione della natura "più complessa, più soda, più drammatica".

 


 

 

Vitturi e la guerra in Albania (1916-1919)

I primi olii

 

Sono gli anni della guerra in Albania dove Vitturi combatte come ufficiale, nel corso della quale soffrirà a lungo per una mai definita malattia che lo colse al fronte. Ma sono anche anni cruciali e significativi per la vita del artista veneto sia come uomo, ma anche e soprattutto come pittore. Oltre alle sue raccolte di impressioni, idee critiche, riflessioni, disegni o semplici schizzi sui suoi inseparabili libriccini o foglietti di carta realizza i suoi primi olii. Sulle montagne dell'Alta Albania, Marcia sulla neve, Verso Valona-Serbi in ritirata, Imbarco dei feriti sono le prime opere su tela che Vitturi realizza presumibilmente nel 1916.Altri due olii si devono attribuire a questi anni: Feriti e Fuggiaschi.

 

 

Le cartoline dal fronte

 

Tra il 1916 e 1918 si devono datare 56 cartoline postali, indirizzate ai famigliari, che riportano su un verso schizzi e disegni eseguiti con tecniche varie, spedite dal fronte albanese o dalle località in cui si trovava prima del rientro definitivo.

 

Il diario di guerra

 Queste due ultime opere cui si aggiungono quelle citate in precedenza, sono sicuramente un ottimo biglietto da visita dell'artista che, per la prima volta, realizza olii di grande formato e che rappresentano la concretizzazione delle "Teorie" sulle quali aveva a lungo meditato e trascritte sul già citato "Diario di guerra": lo spazio, la luce, relazione tra spazio e corpi, il movimento. Ma nel Diario vengono raccolti anche pensieri e riflessioni disincantate di un soldato al fronte, dove ideali e patriottismo vengono così descritti: "Patriottismo e ipocrisia - Siamo tutti vigliacchi e ipocriti -Ma ve ne sono di vigliacchissimi e di ipocritissimi- Ero scettico sugli uomini - sono scetticissimo" o, ancora "Malgrado tutta la letteratura che se n'è fatta, non ho ancora visto un esempio di vero cameratismo. Anche qui, come dappertutto, come sempre, ognuno fa il suo interesse come le puttane d'Italia"

 

Albano Vitturi (a destra) con il fratello Ettore

 


 

 

Vitturi e il futurismo

 

Passato un breve periodo divisionista testimoniato da alcune tempere, Vitturi coltiva una simpatia di fondo per i futuristi, come si evince in una lettera al padre, poi pubblicata sul Corriere del Mattino del 9 maggio 1918. In essa l'artista veneto commenta un articolo pubblicato antecedentemente (il 23 aprile 1918) sullo stesso quotidiano firmato da Romolo Corona ed Elio Piccioni intitolato "La mostra d'arte al museo - la partecipazione futurista" riferentesi alla Prima esposizione d'arte Pro Assistenza Civica che si teneva presso il Museo Civico della città dal 7 aprile al 10 maggio 1918. Vitturi scriverà:

"[...] io non ho avuto la ventura di vedere le opere esposte; ma dai cenni e da qualche fotografia che mi fece avere Zamboni mi sono convinto che non è arte futurista nel vero senso della parola. Dal futurismo ha imparato a liberarsi da quanto di visto vi era nell'arte - a esprimersi liberamente, sinceramente. Del resto i critici, se conoscessero il futurismo, avrebbero imparato ad amarlo - a parte certe esagerazioni. E dove mancano le esagerazioni? E' l'indirizzo che ha tentato di svelare il senso del nostro mondo attuale, di rendere plasticamente il senso intimo - e non superficiale ed episodico - di quel tormento che pervade la nostra anima moderna. Ricordo con commozione certi brani plastici di qualche futurista, erano uomini quelli? Eran cose? Che importa? Era il tormento, l'angoscia che travolge a volte e contrae spasmodicamente la nostra anima. Solo chi ha vissuto certi istanti terribili della vita può comprenderlo[...]".

Da queste parole si scopre un Vitturi teso ad abbracciare nell'animo lo spirito futurista, del quale coglie l'essenza e la freschezza innovativa del movimento e ne trae lo spunto per sviluppare proprie teorie, che puntualmente riporta sul Diario di guerra e di cui riportiamo uno stralcio:

Teoria

Un'arte fatta di impeto primitivo

- di cui solo i toni e i blocchi plastici siano il fine = da questi deve nascere la ragione di esistere -

il sentimento ecc. - in cui le facce i gesti non esistono per ridere piangere ecc. ma in ragione del movimento plastico -

Non più le belle forme

Non più i bei toni

Ma tutto un cozzo un contrasto

che dia sensazioni di moto suono

odore ecc.

Deformazioni - Tralascio di particolari,  contorni e chiaroscuri irreali = Non più soggetto = il soggetto - il titolo sarà solo il segnale per distinguere un'opera da un'altra - pur dando origine all'opera stessa

Ma deformazioni ecc. non mosse da idee letterarie ma solo dal senso plastico

 

 


 

 

Vitturi dopo la guerra in Albania (1919-1921)

Esposizione nazionale d'Arte di Vicenza

Il 22 settembre del 1919 Vitturi viene congedato e ritorna alla vita civile, dopo aver ritardato il rientro soggiornando in alcune città dell'Italia meridionale: Napoli sicuramente ma forse anche Taranto. L'amicizia con Zamboni, Pigato e Farina facilita il suo reinserimento nella cultura veronese ufficiale e con essi, nel settembre del 1920, partecipa all' "Esposizione nazionale d'Arte di Vicenza" dove il "Gruppo Veronese" riscontra i favori della critica. Sulle opere di Vitturi (per la precisione due: Ritratto di Bepi e Cortile) "Il Corriere del Mattino" del 2 settembre 1920 nell'articolo intitolato "L'esposizione d'arte di  Vicenza - Gli artisti veronesi" siglato G.B.R. si legge: "Il Gruppo Veronese. La sala del Gruppo Veronese è quella che, unica tra le altre, si presenta con semplicità, nessun sforzo di cornici, nessun lusso o montatura esteriore: così pure anche nei dipinti è tutta una fine armonia di accordi mai disturbata da chiassate coloristiche banali. Apre il Gruppo a sinistra entrando Angelo Zamboni [...] chiude il Gruppo un altro giovane, Albano Vitturi. Nei due dipinti egli si dimostra un cosciente studioso ed un profondo analizzatore del vero. Se ancora qualche squilibrio si può notare, a suo vantaggio segniamo una seria ricerca dei volumi di forme post-impressionistiche".

 

Gli studi e i viaggi di questi primissimi anni dopo la guerra, servono a Vitturi per dare più consistenza alle mediazioni sullo spazio, sulle forme e sui colori come le aveva fermate nel Diario di Guerra. Il prodotto di questi due anni sono quadri di aeropittura molto meno "aerea" di Guido Trentini o dei vasti panorami di Angelo Zamboni, ma più sodi, più plasticamente e geomertricamente studiati ed impiantati, dei quali ricordiamo sette opere dal titolo "Paese" datati 1920 che sembrano corrispondere in modo felice alle Teorie sui "toniblocchi" e "chiazzeblocchi". A queste si aggiungono altre opere dello stesso periodo quali Il temporale, Vita tranquilla, La vendemmia, Madre e figlia in cortile, L'anatra. Si tratta di lavori improntati alla ricerca di valori plastici non impressionisti, frutto degli studi di Vitturi del periodo, incentrati sui i libriccini della collana "Valori Plastici" che, come sempre il pittore veneto commenta a margine del testo stampato.

Lettera a E.Piccoli

Osservatore del mondo artistico europeo contemporaneo e attento frequentatore di conferenze ed avvenimenti culturali, Vitturi, ormai già ampiamente schierato a favore dei venti dell'innovazione portati da Cézanne, non resiste alla tentazione di rispondere con una vivacissima lettera datata 3 agosto 1921 a E. Piccoli il quale, con articolo "fegatoso" - così lo definisce Vitturi nella lettera - parlava di Cézanne come un artista che si tormenta definendolo l'elefante, il bestione.

 

Vitturi gli replica:

"[...] Lei ha visto la mostra cezanniana a Venezia e ne ha provato disgusto - a me fa disgusto il suo sfogo. Lei dice che gli Italiani hanno accettato Cézanne perché moda parigina. Se Lei avesse capito saprebbe che è arte italianissima. [...] Lei prosegue: il pittore confessa di avere delle sensazioni e di non saper esprimerle.E sa Lei perché non sapeva esprimerle?Perchè aveva buttato all'aria tutto il bagaglio impressionista che era divenuto ormai pericoloso, e voleva la forma laddove gli impressionisti erano andati a finire in un barbaglio di luce che non significava più nulla. Voleva attaccarsi alla realtà viva. Voleva, in una parola, costruire.  

Era una via nuova che tracciava; era un trarre l'arte dall'abisso in cui stava per precipitare. Ecco dove sta il valore di Cézanne. Averci data una coscienza nuova, averci messi di fronte alla natura con la mente vergine, libera da tutti i pregiudizi. Del resto si lamentava lui stesso di non saper realizzare - ne aveva  coscienza[...]".

 

XXXVII Biennale Nazionale d'Arte - Verona

 Nel settembre 1921 partecipa a Verona, con sei opere (Fontana di ferro, Vita tranquilla, Temporale, Potatura della vite e opere del 1916 Sulle montagne dell'Alta Albania e Verso Valona),  alla Biennale Nazionale d'Arte della Società Belle Arti di Verona, XXXVII edizione insieme ad artisti quali G. Rossi, O. Pigato, A. Stringa, P. Semeghini, E. Notte.

 


 

 

La ricerca artistica (1922-1923)

Esposizione Nazionale d'Arte di Padova e la Mostra d'Arte Italiana

Nel 1922 Vitturi partecipa con alcune opere, già esposte nella Biennale Nazionale d'Arte di Verona del 1921, all'Esposizione Nazionale d'Arte di Padova e poi alla "Mostra d'Arte Italiana", itinerante nell'America del Sud. Partecipa inoltre nel 1923 alla Biennale Nazionale d'Arte della Società Belle Arti di Verona, XXXVIII edizione.

La ricerca

 Questo è un periodo di grande ricerca e produzione per Vitturi. La tendenza è quella di orientarsi sempre più alla sintesi spaziale e a una rigorosità e austerità cromatica con soluzioni plastico-classico che, oltre al movimento di "Valori Plastici" (ne facevano parte Carrà, P.Conti, De Chirico, Giannattasio, A. Martini, Morandi, solo per citarne alcuni), lo avvicinano anche al gruppo del "Novecento", formatosi nel 1922 a Milano alla Galleria Pesaro attorno a sette artisti: Bucci, Dudreville, Funi, Oppi, Malerba, Marussig e Sironi. Realizza quadri di figura, oggetti e nature morte, paesaggi nei quali si scorge che l'occhio dell'artista è criticamente attento ai vari movimenti che uniscono i pittori milanesi e romani ma, pur trovando delle affinità nelle scelte e ugual temperamento,  Vitturi preferirà un cosciente isolamento che che lo caratterizzerà e del quale egli stesso ne sarà orgoglioso.
Sono di questo periodo olii datati di alto contenuto artistico nei quali si legge  una costante ricerca di forme e colore, tesa a perseguire le teorie proprie del pittore su "toniblocchi" e "chiazzebolcchi":
In giardino (1922), Coppia in cortile (1922), Lo sgelo (1922), La rosa bianca (1922) e, per affinità ma non datati, Nudo di donna e Nudo di donna con le calze bianche sono solo alcuni di essi. Nello stesso periodo realizza nature morte notevolissime tra le quali Testa di cane (1923) e Natura morta con mele e bottiglie (1923).

 


 

 

Le prime Biennali di Venezia (1924-1926)

XIV Biennale di Venezia

Nel 1924 Vitturi partecipa alla XIV Biennale di Venezia con l'opera Madre e figlia. Quest'olio riflette appieno la ricerca del periodo incentrata in soluzioni plastico-classiche. Tale quadro viene tra l'altro pubblicato anche nel volume di Ugo Nebbia: La XIV Esposizione Internazionale d'Arte della Città di Venezia (edito nello stesso anno) ove l'autore cita Vitturi, insieme a Pier Angelo Stefani, Adolfo Levier, Angelo Zamboni, ecc. come i "giovani, i quali tutti a qualcosa tendono con fede[...]". Nel corso della Biennale Vitturi, come suo solito, visitando le varie sale espositive, avrà modo di annotare sui suoi immancabili tacquini sintetici giudizi sui singoli pittori. Nel visitare la sala dei "Sei Pittori del '900" (Bucci, Dudreville, Funi, Malerba, Marussig, Sironi) presentati da Margherita Sarfatti, Vitturi metterà un "no" per Dudreville e un "sì" per Funi. Avrà apprezzamenti per F.Scattola ed in modo particolare il quadro Povertà serena = San Francesco nel Deserto, per i francesi Marquet e Vallotton, gli italiani Borra, Guidi e Potente, mentre non gli piaceranno i due "Paesaggi" di Semeghini. Per quanto concerne la produzione artistica, sono di quest'anno schizzi e disegni acquarellati di studi di posizioni di figure viste dall'alto.

Biennale Nazionale d'Arte della Società Belle Arti di Verona

Partecipa nel 1925 alla Biennale Nazionale d'Arte della Società Belle Arti di Verona, XXXIX edizione, con 6 opere: Cortile, Madre e figlia, Frutta, Lago di Garda 1°, Lago di Garda 2°, Ricordi di Valgardena. 

Esposizione d'Arte dei Combattenti delle Tre Venezie

Dal 20 aprile al 10 agosto a Venezia, nel Palazzo Reale, partecipa all' Esposizione d'Arte dei Combattenti delle Tre Venezie con tre opere: Il cieco, Natura Morta, Lo sgelo.

XV Biennale di Venezia

 Nel 1926 viene nominato socio attivo dell'Accademia Cignaroli. Lo stesso anno partecipa alla XV Biennale di Venezia con due olii: Donne e violini  e Abitanti del porto che saranno quadri "fortunati" per il riscontro avuto da pubblico e critica e che verranno esposti più volte. A conferma di questo, "La revue Moderne illustrée des Arts et de la Vie", a firma di Clément Morro, nel numero di agosto, parlerà a lungo della Biennale veneziana con un'ampia citazione su Albano Vitturi. Il 25 novembre a Parigi, la rivista "Revue de Vrai et du Baeu" a firma di Tancrede Viale, dedicherà una pagina a Vitturi (condivisa con Dante Broglio) con la riproduzione dei due quadri esposti nella Biennale. Nei giorni dell'esposizione Vitturi avrà modo di studiare da vicino alcuni autori che si renderanno fondamentali in questi anni di intenso lavoro, a partire dall'Autoritratto al cavalletto di Van Gogh che lo porterà a realizzare un proprio Autoritratto al cavalletto. Saranno oggetto di grande attenzione e studio anche le opere dei francesi A.Marquet, P.Signac, M. Utrillo, M.Vlaminck, E. Degas e le litografie H.Matisse.

IV Esposizione d'Arte delle Tre Venezie

Sempre nel corso dello stesso anno partecipa alla "IV Esposizione d'Arte delle Tre Venezie" - Salone della Ragione a Padova con tre lavori: Il ponte alla stazione-Venezia; Il ponte del Loyd-Venezia e Natura morta. Esponevano con lui i pittori veronesi Nurdio e Guido Trentini, A.Zamboni, A.Stringa, A.Nardi, G.Zancolli, O.Pigato.

XVII Esposizione d'arte " dell'Opera Bevilacqua- La Masa

Con "Il Gruppo Veronese" è presente alla "XVII Esposizione d'arte " dell'Opera Bevilacqua- La Masa della Cà Pesaro al Lido di Venezia con tre quadri: Bambola, Riva di Trento 1°, Riva di Trento 2°. La Gazzetta di Venezia, parlando dell'esposizione e, riferendosi a Vitturi, scriverà: "[...] e Albano Vitturi con le sue originali e sapienti interpretazioni del vero"

 


 

 

La maturità artistica - Le annotazioni di Vitturi e riconoscimenti (1927-1929)

 

Sono gli anni in cui l'intensa produzione di opere di Vitturi coincide anche con un'acquisita ed affermata maturità artistica. Le basi dei lavori di questo periodo le possiamo cogliere dalle sue solite annotazioni frammentarie su foglietti volanti, raccolte e riportate sul già sopra citato Regesto Biografico realizzato dal Prof. Francesco Butturini e dal quale ne riportiamo in questa pagina, come già in precedenza, parte del testo:
"Architettura di zone cromatiche, volumi cromatici. Creare l'atmosfera (il colore e l'arabesco renderanno il soggetto). I segni forma renderanno plasticamente quello che voglio esprimere. Vi sarà la sostanza della realtà. Realtà resa sinteticamente non con il racconto ma con l'architettura cromatica. Le zone cromatiche creando l'atmosfera, hanno già raccontato pittoricamente. I segni forma intensificano il significato. Ne deriva che le zone cromatiche devono essere sintetiche ed espressive al massimo, atteggiò per se stesse a suscitare l'emozione violenta che i segni forma renderanno più efficace. Si otterrà così una realtà più profonda del quadro data la sobrietà dei mezzi".

 XL Esposizione d'Arte" Società Belle Arti - Verona

 Nel 1927 partecipa con 6 opere (Autunno, Meriggio, Donne e violini, Lago, Neve, Crepuscolo) alla "XL Esposizione d'Arte" della Società Belle Arti di Verona; con gli amici del "Gruppo Veronese" presenta quattro olii alla "V Esposizione d'Arte delle Venezie": Sole d'inverno, Controluce, Tramonto e Contadini all'osteria che verrà pubblicato sul catalogo della personale che Vitturi terrà nel 1931 alla Galleria del Milione di Milano. Quest'ultima opera evidenzia un distacco assoluto dall'impressionismo, segnando piuttosto l'innato classicismo di Vitturi, concentrato nella ricerca di una solida e costruita impostazione di spazi, forme ed equilibri di colore nel quadro.

Contadini all'Osteria

Esposizione Nazionale dell'Arte - III Esposizione Sociale - Milano

Vitturi espone inoltre a Milano in due importanti appuntamenti artistici: alla "Esposizione Nazionale dell'Arte" organizzata presso la Reale Accademia ambrosiana delle Belle Arti con Sole di marzo e alla "III Esposizione Sociale" presso la Galleria Bardi di via Brera con Sottomarina e Via Catena.

 

Per quanto riguarda la produzione, si possono far risalire a quest'anno  i numerosi studi (disegni a matita e colore, bozzetti, studi preparatori di opere che verranno realizzati in periodi successivi di contenuto sacro, quali ad esempio L'ingresso di Cristo in Gerusalemme di cui l'artista veneto produrrà quattro olii nel corso di un quindicennio. Si fa risalire alla fine del 1927 l'olio Tre donne in un interno.

 

Sono stati probabilmente realizzati nel 1929 i primi olii dipinti direttamente sulla tavola (ovvero senza la sua usuale preparazione fatta di bozzetti, disegni, schemi, ecc.) essendo anche un pittore di "cavalletto", esattamente come i suoi amici del "Gruppo dei Veronesi". Ma vasta è anche la produzione di disegni con rappresentazioni di barche, fari e paesaggi marini in quanto trascorre le sue vacanze estive prima a Sottomarina e, negli anni successivi, a Cervia, che diverrà uno dei luoghi dove l'estro e la fantasia pittorica dell'artista, troveranno luogo di ispirazione. Come testimonianza oggi abbiamo un'ampia raccolta di disegni e olii che, proprio a Cervia sono stati esposti in una mostra antologica a lui dedicata, organizzata da questo Comitato e patrocinata dal Comune di Cervia, tenutasi dal 1 al 31 agosto del 2004.

XLI Esposizione d'Arte Società Belle Arti di Verona

E' di quest'anno il quadro Spiaggia assolata (che verrà più volte esposto, tra l'altro anche nella Biennale di Venezia del 1935) a cui si possono aggiungere le cinque opere esposte alla "XLI Esposizione d'Arte" della Società Belle Arti di Verona: Campagnola, Pescatori, L'Adige in piena, Canale a Sottomarina, Ortolani di Sottomarina. Partecipa inoltre alla Esposizione d'Arte Triveneta di Padova con quattro olii: Regaste di San Zeno sotto la neve, Porto di Sottomarina, Montebaldo, Piazzetta di Castelvecchio, tutti riconducibili al biennio 1928-1929.

XX Esposizione d'arte dell'Opera di Bevilacqua-La Masa

Anche quest'anno partecipa con "Il Gruppo Veronese" alla "XX Esposizione d'arte dell'Opera di Bevilacqua-La Masa" della Cà Pesaro e, nella sala dedicata agli "Artisti Veronesi", espone sei quadri: Spiaggia assolata, Lavori d'Adige, Meriggio, Alberi, Autunno, Case di Sottomarina.
Proprio a questa esposizione faranno riferimento diversi articoli apparsi su alcuni quotidiani e riviste specializzate dove il "Gruppo dei Veronesi" viene, ben apprezzato. U. Nebbia su "L'Italia Letteraria" del 18 agosto parlerà del "simpatico Gruppo di  Veronesi" e del loro "brillante oggettivismo in cui sanno esprimersi in ariose e personali composizioni, in genere paesaggistiche, quali sono Guido Farina, Albano Vitturi, Angelo Zamboni, Nalin, Cavaggioni e Kessler". Anche il "Popolo d'Italia" del 14 e 27 luglio citerà Farina, Zamboni, Vitturi, Pigato, Kessler definendo i veronesi, nell'articolo del 27 luglio, "colle sane caratteristiche di giovani che hanno conquistato simpatica rinomanza" ricordandoli per "le vibranti qualità di paesisti e compositori sapienti e pieni di carattere".  Si aggiungono gli articoli pubblicati su "La Gazzetta di Venezia" del 10 luglio dove Vitturi viene apprezzato per "le originali visioni", quello pubblicato il 18 luglio su "Il Gazzettino", non firmato, dove i sei quadri esposti vengono così giudicati:"Varii d'argomento, vi troviamo Verona con il suo Adige, i ponti, la collina, i cipressi cari alla campagna veronese, una Spiaggia assolata dove il contrasto tra luce ed ombra è mitigato dal muoversi di persone e di colori fondenti il quadro in un'unica simpatica armonia. E ancora alberi dalla folta massa svolti in una linea ampia e sicura e prospettive di case". Infine un commento su "Revue Moderne illustrée des Arts et de la Vie" (Parigi, 30 ottobre) nel quale dice di Vitturi che "rappresenta lo spirito moderno, con la sua sensibilità e fascino complesso del tratto, della costruzione e dei valori che è la caratteristica della pittura attuale [...]". L'articolo, continua la cui lettura integrale ed in francese si rimanda al Regesto biografico del Prof. Butturini.

 


 

 

I riconoscimenti delle Biennali veneziane

XVII Biennale di Venezia

Nel 1930, ritorna alla XVII Biennale di Venezia, dopo aver saltato l'edizione del 1928, con due opere: Nell'estuario e Lavori d'Adige. Quest'ultimo verrà pubblicato, come successe già nel 1924 con il quadro Madre e figlia, sul catalogo dell'esposizione internazionale veneziana ("Esposizione Internazionale d'Arte Venezia" - Milano 1930"), curato da Ugo Nebbia, con un'annotazione dove si cita Verona e "le positive qualità dei suoi paesisti sempre personali ed espressivi", tra i quali, naturalmente, Vitturi. In questi due quadri, ma anche in molti di quelli prodotti in questo periodo, si percepisce l'influsso del "luminismo" veneziano, pur sempre condiviso con le soluzioni plastico-classiche che sono predominanti nella pittura dell'artista veronese. In molti quadri del periodo si riscontra una insolita pienezza di luce che inonda le opere forse per le ricerche che Vitturi stava facendo su Semeghini, Morandi e Rosai (di cui ne era un grande estimatore viste le numerose monografie dedicate a quest'artista rinvenute nello studio di Vitturi) ma forse anche perchè vuol cogliere la solarità delle proprie estati dei primi anni Trenta a Cervia. Sono riconducibili a questo periodo, come vengono segnalate dal Prof. Butturini sul Regesto Biografico, quadri quali La casa rossa, Teli e capanni, Vele alla proda, Barconi alla fonda, La vela col sole, Sabbia dorata, Partita al faro, Paesaggio, L'ombrellone, La bancarella, Porto di Cervia, Spiaggia deserta, Il faro, Il circo al mare, tutte esposte nel corso dell'esposizione tenutasi a Cervia nell'estate del 2004.

 

Come sempre, la Biennale veneziana ha un grande risalto sulla stampa e non mancano le attenzioni da parte della critica su Vitturi che viene più volte citato: "L'Arena" con articolo intitolato Colpo d'occhio sulla Biennale del 6 maggio parlerà di Farina, Zamboni, Pigato e Vitturi con orgoglio per aver rappresentato la città di Verona, elogiandone, al contempo, le capacità pittoriche degli artisti concittadini. Altre citazioni su "L'Italia Letteraria" del 9 marzo; il "Corriere della Sera" del 4 maggio; la "Gazzetta di Venezia" del 4 e 12 maggio.

XX "Mostra d'Arte"

Vitturi partecipa inoltre alla XX "Mostra d'Arte" dell'Opera Bevilacqua-Masa con 5 opere: Spiaggia, Monte Baldo, Paesaggio veronese, Isola del Buon Castello, Tempo di pioggia.

Mostra d'Arte della Fiera del Levante

Pur non sapendo con quali opere, partecipa nel corso di quest'anno anche alla "Mostra d'Arte della Fiera del Levante" a Bari.

 


 

 

Il "Gruppo Veronese" alla Galleria "Il Milione" di Milano (1931)

Personale alla Galleria "Il Milione" - Milano

 Il "Gruppo Veronese" (Pigato, Zamboni, Farina e Vitturi) avrà nel mese di aprile del 1931 la sua definitiva consacrazione ufficiale, non solo come un gruppo di amici pittori della stessa città bensì come un gruppo legato da un comune denominatore artistico - piuttosto che una vera e propria scuola pittorica - con una mostra personale a quattro presso la Galleria di Bardi e Ghiringhelli "Il Milione" di Milano, dove ogni componente del Gruppo presenta una ventina di quadri. Vitturi presenterà quasi esclusivamente opere degli anni Venti che di seguito elenchiamo (come risulta da catalogo pieghevole): Contadini all'osteria, Spiaggia grigia, Pinocchio, Sottomarina, Piazza Cavour, Il pozzo, Piena d'Adige, Monache in spiaggia, Colpo di vento, Meriggio, Case sull'Adige, Temporale, Tempo di pioggia, Rigaste San Zeno sotto la neve, Cortile, Estuario, Lavori d'Adige, Isola del Buon Castello, Spiaggia di sera, Monte Castellucco, Mulino a Portole, La baita bassa, Monte Baldo, L'argine.

XVIII Biennale di Venezia

Nel 1932, invitato alla XVIII Biennale di Venezia (vedi la lettera d'invito qui a lato), Vitturi presenta due opere: San Zeno in Monte e La tacchina. Anche per questa manifestazione Vitturi non passerà inosservato alla stampa. Diversi sono gli articoli dedicati alla Biennale e agli artisti che vi partecipano:"La Tribuna" del 28 aprile, ricorda Vitturi presente nella sala XXI. "L'Italia Letteraria" del 29 maggio nell'articolo "Sessant'anni di pittura veneta", riconosce una maniera "veronese", molto vicina a quella veneziana, ma con una propria identità, di cui ne fanno parte J. Ravenna, F. Seibezzi, N. Springolo, O. Pigato, G. Farina e Vitturi, mentre pittuosto critico sarà nei confronti G. Trentini.

XXIII "Mostra d'Arte" dell'Opera Bevilacqua-La Masa

Nel luglio agosto dello stesso anno Vitturi è presente alla XXIII "Mostra d'Arte" dell'Opera Bevilacqua-La Masa con Monte Baldo, La Malga bassa, L'argine sull'Arsenale, Colpo di vento e Spiaggia.

Re Vittorio Emanuele

"Il Gazzettino", con articolo del 21 luglio relativo alla mostra, parlando dei quadri di Vitturi, scrive: "gentilezza non priva di espressione nei paesaggi". Lo stesso quotidiano dava notizia, con articolo pubblicato venerdì 11 novembre, degli acquisti di opere d'arte fatti dal re Vittorio Emanuele alla mostra sindacale Bevilacqua-La Masa tra i quali risulta anche "L'argine" di Vitturi.

Terza Mostra d'Arte Triveneta

Con il "Gruppo veronese" partecipa alla "Terza Mostra d'Arte Triveneta" nella Sala della Ragione a Padova dove presenta due quadri con argomento sacro, tema fino ad allora mai esposto in pubblico ma che diventerà predominante d'ora in avanti e per tutti gli anni Trenta nelle esposizioni più importanti dell'artista: San Gerolamo e L'anacoreta cui si aggiunge un classico, L'Adige.